La Russia sarà sempre un'autocrazia?

06/03/2014

E' un saggio di Robert D. Kaplan per Stratfor, che traduciamo in forma riassuntiva

Nel 1967 lo storico inglese Hugh Seton-Watson affermò nel suo capolavoro L'Impero Russo 1801-1917 che la storia russa, a partire dalla conquista tatara, è stata dominata da una costante: il principio dell'autocrazia. Gli stati-nazione dell'Europa Occidentale sono nati dalla tensione tra il potere monarchico e quello degli aristocratici. In Inghilterra la democrazia parlamentare si affermò grazie al potere della nobiltà. In Russia anche i privilegi concessi alla nobiltà furono ben pochi: tutti erano ugualmente sottomessi allo zar.

L'antidemocraticità della cultura politica russa ha origine nella geografia, o meglio nella necessità militare, come sottolinea Seton-Watson. La Russia è immensa, si estende dai ghiacci dell'Artico alle montagne del Caucaso, dalle pianure del Nord Europa alla vastità dell'Estremo Oriente, ma nessun ostacolo fisico la protegge dalle invasioni. Invadere la Russia è facile. L'hanno provato – sebbene con risultati disastrosi – non soltanto Napoleone e Hitler, ma anche gli eserciti mongoli, svedesi, lituani e polacchi. Seton-Watson invita a immaginare gli Stati Uniti senza Atlantico né Pacifico, alle prese con eserciti potenti, non con tribù indiane, per cercare di capire quanto la sicurezza sia un problema per la Russia. In America frontiera significa opportunità; in Russia, insicurezza e oppressione. Dato che la sicurezza russa è sempre stata in pericolo, si è tramutata in ossessione, generando repressione e autocrazia.

La Russia è cresciuta a pane e autocrazia. Considerando le efferate crudeltà cui sono giunti zar e comunisti, in confronto Putin spicca per moderazione. Quando in occidente si criticano le sue maniere autocratiche, in sostanza si giudica negativamente l'intera storia russa.

Putin è ora un autocrate in crisi, come spesso capita in Russia. I suoi problemi sono per lo più irrisolvibili, come lo erano i problemi degli autocrati che l'hanno preceduto.

Per Putin è fondamentale controllare l'Ucraina, per ragioni geografiche e storiche. La Russia è l'erede della Rus' di Kiev del IX secolo, il cui territorio corrispondeva all'attuale Ucraina. L'Ucraina ha una densità di popolazione più elevata rispetto alla Russia e la sua posizione geografica è di importanza strategica per controllare l'Europa Orientale e il Mar Nero. Ma Putin sa che non può averne il pieno controllo, né minacciarne ulteriormente la sovranità. In Ucraina cresce il desiderio di avvicinarsi all'Europa e all'Unione Europea.

Putin ha a disposizione diversi strumenti per minacciare l'Ucraina, come imporre barriere commerciali o interrompere le forniture di gas, ma non è detto che siano scelte vincenti.

Putin teme le aspirazioni filoccidentali, pro-NATO e pro-UE che stanno prendendo piede nelle ex repubbliche sovietiche di Georgia e Moldavia. Teme sollevamenti nelle ex repubbliche sovietiche dell'Asia Centrale, dove per il momento comandano ancora autocrati di stampo sovietico a lui fedeli. In particolare Putin teme le mosse dei fondamentalisti islamici, che a suo parere potrebbero destabilizzare la Russia stessa. La Russia necessita di stabilità e ordine al di là dei propri confini, due condizioni sempre più a rischio in Asia Centrale, basti pensare alla recente crisi monetaria in Kazakistan. Putin non solo teme che la Russia sul lungo termine possa perdere posizioni nel mercato mondiale dell'energia, ma guarda con preoccupazione anche al crescente peso demografico dei musulmani nella società russa.

Putin teme il riavvicinamento tra USA e Iran, il cui lungo distacco ha giovato tanto agli interessi russi. C'è poi una cosa che Putin proprio non sopporta: il fatto che ONG americane filo-democratiche ficchino il naso negli affari interni della Russia – o dell'Ucraina. Quello che gli USA definiscono attivismo per i diritti umani per Putin è sovversione. Putin vorrebbe stringere cinici accordi geopolitici con l'Occidente, che in risposta il più delle volte gli fa la morale.

Ci sono probabilità che Putin venga spodestato? Non molte. Il malcontento che, secondo i media occidentali, pervade la popolazione è in fin dei conti gestibile, e se oggi in Russia si tenessero elezioni libere e imparziali, probabilmente Putin sarebbe rieletto presidente. Ha solo 61 anni e il suo stile di vita è relativamente sano, non come quello di Eltsin, che era alcolizzato. Certamente la pressione che deve affrontare è altissima, ma dimostra di saper gestire livelli di stress e tensione che distruggerebbero psicologicamente la maggior parte dei politici.

Gli USA hanno ragione di detestare Putin, anche soltanto per il caso Snowden, ma potrebbero aver a che fare con lui ancora per molti anni. Negli anni a venire inoltre il suo governo, invece di ammorbidirsi, potrebbe spostarsi ulteriormente verso l'autocrazia.  Putin non è Francisco Franco, che negli ultimi anni di governo ha metodicamente gettato le basi per un'era post-franchista, meno autoritaria. Non assomiglia neppure agli autocrati della Cina dei giorni nostri, che, malgrado tutti i problemi, sono riusciti a rendere la Cina un paese relativamente sicuro e prevedibile, il che ha contribuito allo sviluppo dell'economia. Putin é un modernizzatore che non sta plasmando una società civile, né organizzando una moderna economia della conoscenza,  ma sta conducendo una politica di potenza.  Il rischio è che  porti il paese verso un vicolo cieco che si è già visto molte volte nella storia russa, in grado di generare soltanto caos o ulteriore autocrazia.

Ma il destino della Russia non è necessariamente l'autoritarismo per tutto il tempo a venire. La tecnologia può cambiare situazioni geografiche sfavorevoli, e le scelte individuali sono – almeno in parte – più forti dell'eredità storica. Non si può prevedere quale sarà il leader o il gruppo politico che salverà la Russia, ma è certo che un ordinamento più liberale ma stabile potrà un giorno trovare fondamento soltanto nella decentralizzazione. La democrazia in Russia deve riguardare tutte le realtà locali, non essere circoscritta a Mosca. L'Estremo Oriente, che gravita intorno a Vladivostok, deve potersi ritagliare il proprio spazio politico e la propria identità, e così le altre parti della Russia. Se il centro si indebolirà gradualmente, la Federazione nel suo insieme ne guadagnerà in vigore, grazie all'emergere dello stato di diritto. La società civile, non la centralizzazione, è la risposta all'anarchia. Soltanto la società civile può salvare la Russia.














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