Le trattative della Cina per l'energia

26/09/2013

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Nel giugno scorso Russia e Cina hanno siglato un accordo da 270 miliardi di dollari, secondo il quale la Russia fornirà alla Cina 300000 barili di greggio al giorno per 25 anni a partire dal 2015, oltre ai 400000 barili che già fornisce. La russa Rosneft e la cinese China National Petroleum Corp hanno anche concordato la costruzione di una nuova raffineria di petrolio a Tianjin e l’avviamento di una joint venture per l’apertura in tutta la Cina di nuove stazioni di servizio, che verranno rifornite con benzina russa. Si tratta della prima incursione russa nel mercato della benzina cinese.  

Le società petrolifere russe, in particolare Rosneft, vogliono diversificare i mercati di esportazione e puntano all’Estremo Oriente, che già assorbe il 17% del petrolio estratto in Russia. Dopo l’ampliamento dell’oleodotto ESPO (dalla Siberia Orientale all’Oceano Pacifico), concluso a dicembre 2012, la Russia è ora in grado di esportare verso est più di un milione di barili di greggio al giorno (mappa a lato).

Gli accordi tra Russia e Cina per il petrolio sono stati piuttosto facili, ma ora la Cina vuole pianificare l’approvvigionamento del gas naturale. Il consumo cinese di gas naturale è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi dieci anni, e Pechino sta passando in rassegna diversi fornitori e diverse rotte per soddisfare il proprio fabbisogno.

Nel 2012 la Cina ha importato circa 42,5 miliardi di metri cubi di gas naturale, il 30% della sua necessità. Pechino si sta attrezzando per aumentare la quantità di gas naturale prodotto all’interno, ma dovrà continuare anche a importare. Oggi circa la metà del gas naturale importato dalla Cina proviene da Australia, Indonesia, Malesia e Qatar, sotto forma di gas naturale liquefatto. L’altra metà  circa 21,3 miliardi di metri cubi  è stata pompata dal Turkmenistan tramite il gasdotto Turkmenistan-Cina.

Per gli acquirenti asiatici il gas naturale liquefatto è molto più caro del gas pompato nei gasdotti: la differenza di prezzo supera i 200 dollari per mille metri cubi. Tuttavia Pechino prevede che il prezzo diminuirà e sta già costruendo nuove infrastrutture per il trattamento del gas liquefatto. Il mercato asiatico del gas è stato sempre caratterizzato da contratti a lungo termine, solitamente di durata ventennale, e il prezzo del gas è sempre stato calcolato basandosi sul prezzo globale del greggio. Ma il mercato sta cambiando, perché il gas da scisti è ormai prodotto anche in Nord America e in Africa Orientale, probabilmente nel prossimo decennio la produzione inizierà in altre regioni, e l’equilibrio fra domanda e offerta cambierà. La Cina però vuole evitare di dipendere troppo dall’energia importata via mare per questioni di sicurezza, visto che non ha il pieno controllo delle rotte marittime del sud-est asiatico. Deve avere fonti alternative che la raggiungano da Occidente via terra.

La Cina ha già siglato un accordo energetico con il Turkmenistan. Si stima che in base a questo accordo, che però è piuttosto flessibile, nel 2015 la Cina importerà 40 miliardi di metri cubi, per arrivare a 65 miliardi di metri cubi entro il 2020. Oggi il gasdotto Turkmenistan-Cina ha una capacità di 40 miliardi di metri cubi, ma nei prossimi anni verrà ampliato. Il tratto cinese del gasdotto ha una capacità di 30 miliardi di metri cubi, ma entro il 2015 verrà completato un nuovo segmento con una capacità doppia. Il Turkmenistan ha appena iniziato a sfruttare l’enorme giacimento di Galkynysh, il cui gas verrà pompato principalmente verso la Cina. Il governo cinese ha già investito 8 miliardi di dollari nel progetto.

La Cina non sta trattando soltanto col Turkmenistan: si è rivolta anche alla Russia, ma entrambe le parti sono titubanti. Pechino teme che stringere un accordo energetico con la Russia significhi entrare anche nella sua orbita politica; ha tuttavia avviato le trattative con Gazprom, sia per ottenere un prezzo vantaggioso, sia per aumentare il proprio peso nelle relazioni con il governo russo, e questa tattica sembra funzionare.

In base a un recente accordo di massima, la Russia dovrebbe esportare in Cina 30 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno a partire dal 2017 tramite il gasdotto Power of Siberia che percorrerà 4000 kilometri tra la penisola di Yamal e l’Oceano Pacifico, con 4 diramazioni in Cina. Il gasdotto attraverserà i giacimenti di Chayandin e Kovykta, nella Siberia Orientale, che diventeranno operativi rispettivamente nel 2015 e nel 2017, con una produzione iniziale prevista di 25 miliardi di metri cubi. 

Ma ora che il giacimento turkmeno di Galkynysh è attivo, e dato che i prezzi del gas naturale liquefatto sono in discesa, Pechino non ha fretta di siglare un contratto che stabilisca il prezzo del gas russo. In un primo tempo Gazprom aveva proposto alla Cina di comprare il gas ai prezzi europei, 400 dollari ogni mille metri cubi. Lo scorso anno il prezzo è sceso a 300 dollari. Ma Pechino aspetta ancora, per capire se e quanto inciderebbero sul prezzo i dazi russi sull’esportazione e i costi di trasporto. Perciò Gazprom, che avrebbe già dovuto iniziare a costruire il gasdotto Power of Siberia a settembre, ha posticipato l’inizio dei lavori al 2014 (mappa a destra). Il gasdotto costerà 32 miliardi di dollari e Gazprom vuole avere la certezza che il gas troverà clienti. Gazprom sta anche cercando di stringere accordi con la Corea del Sud e il Giappone, che potrebbero essere forniti dallo stesso gasdotto. Ma la quantità di gas che gli altri paesi importerebbero non è paragonabile a quella richiesta dalla Cina.

La posizione cinese è molto forte. La Cina sta costruendo − o progetta di costruire − una decina di impianti per il trattamento del gas naturale liquefatto; ha un accordo di lungo termine con il Turkmenistan e sta ora trattando con la Russia. Inoltre si sta attrezzando per aumentare la produzione domestica di gas. Pechino può volgere le trattative con partner stranieri a proprio vantaggio, mettendo i fornitori in competizione tra di loro.

Non è neppure certo che il fabbisogno di gas naturale della Cina continui a crescere al ritmo degli ultimi dieci anni, se la crescita economica rallenta. Per dieci anni l’economia cinese è cresciuta più del 10% annuo, mentre quest’anno la crescita si è fermata a meno dell’8%.

La crescita economica del Turkmenistan dipenderà in modo sostanziale dalle esportazioni di gas in Cina. Per la Russia le esportazioni di gas in Cina, e in generale in Asia, sono importanti per suddividere i mercati e i rischi, visto che ora l’economia russa dipende in modo precipuo dalle esportazioni di energia in Europa. 

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