La legge per la sicurezza alimentare in India

14/09/2013

Dal 2009 l’India si è dotata di un programma per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, che prevede l’accumulazione di scorte di riso e grano da usare in caso di calamità e carestie, la distribuzione di pasti gratuiti o semigratuiti agli scolari, alle donne in gravidanza e nel periodo di allattamento, e soprattutto la messa in vendita di riso, grano e miglio a prezzi sussidiati per le famiglie povere dotate di tessera annonaria. Circa 325 milioni di Indiani poveri sono aiutati in questo modo a non patire la fame, ma il sistema si presta a ogni sorta di spreco, malversazione e corruzione. Negozi “a buon prezzo” in tutta l’India possono acquistare fino a 100 chili di riso o cereali al mese a prezzi sussidiati dallo stato, dunque inferiori a quelli del mercato libero, e dovrebbero rivenderli − sempre a prezzo inferiore al prezzo del mercato libero − soltanto alle famiglie dotate di tessere annonarie, che dovrebbero essere distribuite localmente alle famiglie che effettivamente ne hanno necessità. A ogni passo c’è ampia possibilità di corruzione, perciò gli sprechi sono enormi, ed è chiara la necessità di una revisione del sistema. Ma nessun partito politico osa metter mano alla revisione, per timore di inimicarsi l’elettorato. Anzi, il parlamento ha appena deciso di aumentare il volume dei prodotti e dei sussidi.

In base al programma una famiglia povera di cinque persone dovrebbe poter acquistare circa 25 chili di grano o riso al mese per l’equivalente di 2,40 USD, meno di 10 centesimi il chilo. Ora si è aggiunta anche la possibilità di acquistare zucchero a prezzi minimi. Attualmente il programma per la sicurezza alimentare costa allo stato 22 miliardi di dollari l’anno.

L’India negli ultimi decenni ha incrementato la produttività per ettaro e produce abbastanza per sostenere la popolazione, ma ha ancora gravi problemi strutturali che non le permettono di raggiungere la sicurezza alimentare. La produttività media per ettaro delle coltivazioni di riso in India è di 2,37 tonnellate l’anno, mentre in Indonesia è di 4,6 tonnellate, in Vietnam di 5,22. L’India ha bisogno di migliorare ancora molto sia le tecniche di coltivazione e concimazione, sia la qualità delle sementi, sia i sistemi di canalizzazione delle acque e l’irrigazione, per evitare l’impoverimento del suolo.

Ma il problema maggiore è quello delle strutture di trasporto e di magazzinaggio. Riso e grano marciscono in silos senza tetti, o vanno perduti nel trasporto lentissimo in vagoni che perdono. Il 25% del grano acquistato dallo stato per il programma di sicurezza alimentare si perde o si deteriora lungo il tragitto dal punto di produzione al punto di destinazione. Il resto si deteriora in silos inadatti e quando viene distribuito è in pessime condizioni igieniche.

Il surplus della produzione di riso in India è di circa 4 milioni di tonnellate l’anno, perciò l’India è diventato un paese esportatore di riso. Ma a settembre 2013 il parlamento ha deciso di aumentare la quantità di riso che lo stato acquisterà per rivenderlo a prezzo sussidiato sul mercato domestico, perciò si presume che l’esportazione di riso dall’India diminuirà. Questo ha già provocato un aumento del prezzo del riso sui mercati asiatici. Ne risentirà anche la bilancia commerciale dell’India.

 

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