La geopolitica del XXI secolo
e il gas da argille

29/07/2013

È opinione comune che le relazioni internazionali degli anni futuri dipenderanno dalle idee e dalla volontà umana: dall’impegnarsi in nuovi interventi umanitari, dalle teorie applicate per risolvere la crisi economica, dall’emergere di un cosmopolitismo globale a fronte del nazionalismo crescente in Asia. 

Ma la geografia e l’ambiente sono raramente considerati, benché siano fondamentali per capire gli eventi mondiali. L’Africa è sempre stata povera perché priva di porti naturali e fiumi navigabili al suo interno; la politica della Russia, potenza continentale, è costantemente influenzata dalla paura di essere invasa dall’esterno, perché priva di barriere naturali che la difendano dal nemico; i paesi del Golfo Persico sono ricchissimi non per le loro idee politiche ma per l’immensa quantità di idrocarburi di cui dispongono.

La geografia delle risorse e dei confini ci aiuta a decifrare anche il mondo di oggi. Pensiamo agli scisti, sedimenti argillosi al cui interno è intrappolato il gas. Il gas da argille (shale gas in inglese) potrebbe essere la promessa del millennio: i paesi che ne dispongono in gran quantità saranno avvantaggiati nella competizione energetica.

Gli USA hanno vasti giacimenti di gas da argille (in Texas, Louisiana, North Dakota, Pennsylvania, Ohio, New York e altrove) e potrebbero diventare autonomi per la produzione di energia  nel XXI secolo – tanto più se consideriamo l’aumento della produzione petrolifera in Texas e Louisiana. La presenza di ricchi giacimenti di energia rende la regione dei Caraibi un punto nevralgico per l’economia mondiale, specialmente quando sarà allargato il canale di Panama (nel 2014), e questa realtà renderà necessaria una maggiore cooperazione fra USA e Messico. Grazie al gas da argille gli USA potranno gradualmente ridurre la dipendenza dai paesi mediorientali, che perderanno il primato sul mercato internazionale dell’energia.

Questo preoccupa anche Mosca: la Russia è  il colosso energetico d’Europa, dunque in posizione di forza nei confronti dei ‘clienti’ europei, specialmente verso i paesi dell’Est, quasi totalmente dipendenti dal gas russo. Gli USA non hanno ancora impianti per esportare gas in Europa, mapotrebbero costruire impianti per la liquefazione del gas nel Golfo del Messico. Se questo avvenisse, la geopolitica europea sarebbe rivoluzionata: i paesi dell’Europa centrorientale potrebbero per la prima volta pensare a uno sviluppo indipendente da Mosca.

Anche la Polonia possiede vasti giacimenti di gas da argille, forse i più grandi d’Europa.  Varsaviapotrebbe iniziare a estrarre gas non soltanto per il consumo interno ma anche per esportarlo negli altri paesi europei, assumendo un ruolo di primo piano.

Anche l’Australia possiede grandi giacimenti di gas da argille che potrebbero trasformarla a breve nel maggiore esportatore di energia all’Estremo Oriente. Il duo USA-Australia, già legato da una solida alleanza militare, potrebbe condizionare l’evoluzione della geopolitica asiatica. La concomitante ascesa del Canada, ricchissimo di petrolio e gas da argille (specialmente in Alberta), darebbe un ulteriore impulso all’egemonia dell’occidente in ambito energetico – anche perché la presenza di giacimenti di gas nella regione nordorientale degli USA, proprio al confine con il Canada, creerà maggiori opportunità di cooperazione fra i due paesi.

Anche la Cina possiede grandi giacimenti di gas da argille nell’interno, che potrà sviluppare rapidamente non dovendo preoccuparsi delle severe regole ambientali e dei cavilli burocratici dell’Occidente. Così Pechino avrà energia in quantità sufficiente ad alimentare le industrie e sviluppare le regioni dell’interno, ancora molto povere – specialmente ora che il modello economico basato sulle esportazioni dalle regioni costiere è entrato in crisi, tanto da aver spinto il governo cinese a puntare sullo sviluppo del mercato interno.  

Per ora la domanda globale di gas è frenata dall’aumento del consumo di carbone, specialmentenei paesi in via di sviluppo, dove la popolazione è in crescita e i divieti ambientali sono meno stringenti rispetto all’Europa o agli USA, che invece registrano un costante calo dei consumi di carbone. Oggi i principali consumatori di carbone nel mondo sono la Cina – che possiede la terza maggiore riserva mondiale di carbone e ha  quote  anche  in miniere africane –  gli Stati Uniti e l’India.

La storia dei gas da argille proverà ancora una volta che la geografia gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo dei popoli: i paesi con grandi  giacimenti influenzeranno i futuri equilibri di potere.  

Il gas da argille può essere liquefatto e trasportato in giro per il mondo, con beneficio dei paesi che si affacciano sul mare. In questo nuovo scenario a rimetterci sarebbero i paesi produttori di petrolio più instabili, e i paesi privi di accesso al mare come Ciad, Etiopia e Sud Sudan, che dipenderebbero dai vicini per potersi rifornire. Persino la Cina potrebbe avere meno interesse alle risorse dell’Africa se riuscisse a soddisfare il proprio fabbisogno energetico con risorse proprie.

Il mondo si farà sempre più piccolo man mano che nuove tecnologie velocizzeranno i trasporti, ma la geografia continuerà sempre a determinare l’evoluzione degli eventi storici.

 

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