Giacimenti di gas
e ambizioni geopolitiche nel Mediterraneo

08/04/2013

Gli ultimi giorni di marzo 2013 sono stati densi di notizie nel campo dei giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale. Il giornale turco Sabah ha rivelato che Israele ha proposto alla Turchia la costruzione di un gasdotto sottomarino fra i due Paesi. Lo stesso giorno il ministro libanese per l’energia ha annunciato che le ditte russe Rosneft, LUKoil e Novatek hanno presentato richiesta di esplorazione della costa libanese in cerca di idrocarburi. Poi il ministro turco per l’energia, Taner Yildiz ha comunicato che l’italiana ENI sarà esclusa da ogni progetto in Turchia finché non abbandonerà ogni coinvolgimento nei progetti di sfruttamento dei giacimenti al largo della costa di Cipro. Infine il 30 marzo Israele ha iniziato la produzione di gas naturale nel giacimento sottomarino di Tamar.

Tutti questi giacimenti non sono né così vasti né così agevoli da giustificare tanta competizione, ma la competizione è grande per motivi geopolitici più che economici.

La Turchia vuole impedire lo sviluppo di un’alleanza internazionale basata sull’energia, al largo delle sue coste. I Turchi vedono con preoccupazione il fatto che Israele abbia accantonato le storiche tensioni con Grecia e Cipro in nome della cooperazione sull’energia e sulla sicurezza. La Turchia non riconosce il governo greco-cipriota, ha il controllo della zona settentrionale di Cipro, abitata da Turchi, ma rivendica la sovranità su tutta l’isola. La Turchia è preoccupata per la sua reputazione. Ankara potrebbe usare navi da guerra centro le piattaforme di trivellazione, potrebbe boicottare tutte le ditte straniere che fanno affari con Cipro, ma se questi avvertimenti venissero ignorati Ankara perderebbe credibilità e autorità sui paesi vicini. Se Israele e Cipro riuscissero a collaborare per esportare insieme il loro gas naturale, la Turchia vedrebbe anche indebolita la sua posizione di paese di transito dell’energia dal sud e dall’est verso l’Europa. 

Israele ha immediato bisogno di sviluppare sufficiente gas naturale per coprire la richiesta interna, ma è interessata a usare il gas naturale anche per poter stringere relazioni strategiche nella regione. In un mondo ideale, Israele userebbe le forniture di gas per aiutare i governi finanziariamente e politicamente deboli di Egitto e Giordania, e garantirsi la pace con i vicini. Israele potrebbe anche integrare i suoi progetti con quelli della Turchia, nella speranza che un solido legame economico portasse anche una migliore collaborazione per affrontare le pericolose crisi regionali. Questo è il motivo per cui Israele ha proposto alla Turchia la realizzazione congiunta di un gasdotto, che dovrà attraversare acque la cui sovranità è spesso legalmente ambigua, al largo delle coste di Libano e Siria. Israele sta anche discutendo con la Giordania la possibilità di fornire gas naturale agli impianti di potassio giordani, anche se nell’attuale clima geopolitico i rapporti commerciali con Israele sono più uno svantaggio che non una risorsa per i paesi vicini.

La Russia ha interessi e relazioni complesse con i paesi del Levante. Vuole aumentare la sua presenza nei progetti di esplorazione ed estrazione di gas del Mediterraneo orientale, ma vuole anche sviluppare rapporti commerciali con la Turchia. La Russia vuole fondamentalmente assicurarsi che qualsiasi esportazione di gas verso l’Europa continui ad avere anche una firma russa. Le sue aziende − Gazprom, LUKoil, Rosneft e Novatek − sono tutte impegnate nei molteplici progetti del Mediterraneo orientale, soprattutto attorno a Cipro.  

L’esportazione di gas naturale sarebbe anche l’ovvio rimedio ai problemi finanziari di Cipro, ma occorreranno anni prima che il gas inizi davvero a fluire, anche se Cipro riuscirà a trovare i finanziamenti per creare le infrastrutture necessarie per estrarre ed esportare il gas. 

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