L'Argentina
e il gas di scisti

04/04/2012

 

L’Argentina è fortemente dipendente dai combustibili fossili, che coprono l’89% dei consumi energetici totali. Il solo gas naturale conta per il 40%. La produzione di gas naturale argentina ha toccato un picco di 46 miliardi di metri cubi nel 2006, ma da allora non è più riuscita a tenere il passo con la crescente domanda; infatti è calata del 10%, mentre la domanda è salita del 3%, tant’è che Buenos Aires da paese esportatore (sin dal 1999) nel 2008 ha iniziato a importare gas naturale dall’estero. Nel 2010 i consumi sono stati superiori alla produzione di circa 3 miliardi di metri cubi all’anno.

L’Argentina può comunque contare sulle riserve di  gas da scisti bituminosi, che  dovrebbero aggirarsi sui 22 trilioni di metri cubi. Nel paese ci sono quattro grandi giacimenti – fra cui il ricco giacimento Neuquen, nella parte centroccidentale – ed esiste già un’efficiente rete di condutture.  Inoltre l’area è ricca d’acqua,  indispensabile per l’estrazione dei gas da scisti.

L’Argentina però non possiede la tecnologia per sviluppare i giacimenti e deve ricorrere all’aiuto di aziende estere. La Repsol YPF e la Canada’s America Petrogas hanno già scavato vari pozzi di esplorazione nel Nequen; la ExxonMobil, la Total SA e la Royal Dutch/Shell vorrebbero investire in Argentina, ma finora non hanno ancora effettuato esplorazioni.

Ma la struttura del mercato energetico argentino, controllato dal governo, è ostacolo alla raccolta di capitali: i prezzi massimi del gas e del petrolio sono imposti dal governo e tengono gli utili a bassi livelli, scoraggiando gli investimenti. Viste le prospettive di sviluppo dei ricchi giacimenti argentini, è probabile che le aziende energetiche estere  eserciteranno pressioni sul governo argentino per riformare la struttura del mercato,  sostenendo che tutti – in primis gli Argentini – ne sarebbero avvantaggiati.  

 

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