Le alternative geopolitiche della Germania
e l'Unione Europea

16/03/2012

L’unificazione tedesca e la nascita del Secondo Reich  nel 1871 cambiarono radicalmente la geopolitica europea. Prima i vari staterelli tedeschi facevano da cuscinetto fra la Francia, l’Inghilterra e l’impero zarista, poi la grande Germania divenne l’attore preponderante sulla scena europea, potenzialmente pericoloso per i vicini. La Germania si trasformò presto nello stato economicamente e militarmente più forte dell’Europa. Priva di barriere naturali a est e a ovest, la prima necessità geopolitica della Germania è prevenire la possibilità di un attacco simultaneo dalle due direzioni; per questo tentò più volte di neutralizzare la Francia e la Russia, senza però mai riuscire a farlo su entrambi i fronti, come dimostrano la prima e la seconda guerra mondiale.

Dopo la seconda guerra mondiale la Germania, occupata dalle truppe russe e divisa in due, divenne inoffensiva.  Gli USA favorirono il suo riarmo per contrastare i paesi del patto di Varsavia a Est (mappa a lato) e vincolarono la Germania all’Europa occidentale nella NATO. Le elite europee erano ben coscienti della necessità di legare indissolubilmente gli interessi di Francia e Germania, la cui rivalità era stata alla base dei conflitti europei per 100 anni. Parigi e Berlino, incoraggiate da Washington, diedero vita a ciò che sarebbe poi divenuta l’Unione Europea. Dopo la riunificazione della Germania, la Francia ed altri paesi europei si attivarono per l’adozione di una moneta comune europea per mantenere la Germania legata all’Europa. Questa strategia funzionò bene fino al  2008.

La crisi economica del 2008  ha cambiato gli equilibri. La Germania, secondo paese esportatore al mondo dopo la Cina, ha bisogno dei mercati europei che assorbono oltre il 60% delle merci tedesche. La moneta unica favorì le esportazioni tedesche a danno dei paesi periferici che, non potendo competere con l’economia tedesca né far ricorso alla svalutazione per aumentare la  propria competitività internazionale, non riuscirono più a esportare e si impoverirono. Questa è una delle cause dell’attuale crisi finanziaria ed economica.

Ora i paesi in crisi (i PIIGS) ricorrono a misure di austerità per mettere a posto i loro conti pubblici (peggiorando però le prospettive di sviluppo) e chiedono ai paesi economicamente forti (leggasi la Germania) di ‘salvarli’ sobbarcandosi parte del loro debito.

La Germania è disposta ad aiutare parzialmente i paesi in difficoltà a patto che implementino misure di austerità e che rinuncino a parte della propria sovranità  lasciando ai tecnocrati europei la conduzione delle finanze nazionali.

I PIIGS però non cedono la sovranità fiscale con facilità, e chiedono di riformare il sistema creato a Maastricht nel 1992.  Dopo le prossime elezioni  la Francia dovrà prendere una posizione chiara – e decisiva – al riguardo, dato che è ancora l’asse franco-tedesca il sostegno di tutta l’attuale costruzione europea.

Reggerà l’asse franco-tedesco?

In teoria – e in pratica – la Germania oggi ha la scelta fra più alternative. La situazione internazionale è cambiata dal 1991 a oggi. La Russia negli ultimi anni è tornata ricca e potente (rispetto a 10-15 anni fa) grazie alle esportazioni di gas nei paesi dell’Est Europa e in Germania. Russia e Germania hanno molto da guadagnare dalla collaborazione reciproca: la Russia ha bisogno della tecnologia tedesca per ammodernare l’industria e la Germania ha interesse a costruire impianti industriali in Russia, dove la manodopera è ancora abbondante nonostante la contrazione demografica. La Germania ha un’alternativa all’asse franco-tedesco, ed è quella dell’asse russo-tedesca. Meglio ancora sarebbe però un’asse franco-russo-tedesca, che realizzerebbe tutte le aspirazioni tedesche.

Berlino non ha certamente intenzione di rinunciare all’alleanza con la Francia e gli altri paesi europei, che ha garantito pace e prosperità all’Europa del dopoguerra, ma probabilmente intende portare progressivamente  anche la Russia in Europa e diventare il perno  d’Europa, sia politicamente sia economicamente, approfittando del fatto che oggi ogni singolo paese d’Europa ha bisogno della Germania più di quanto la Germania abbia bisogno di ognuno di loro. Un’Europa che unisse Germania, Francia e Russia  giocherebbe anche un ruolo di primissimo piano a livello globale.

Questo spaventa i paesi dell’Est Europa che ancora ricordano con orrore il giogo sovietico e quello nazista, e spaventa i paesi alla periferia d’Europa, i PIIGS, che in una grande Europa  che si estende fino agli Urali sarebbero assolutamente periferici e di scarsissimo peso.   

Ma la decisione fondamentale toccherà alla Francia: accetterà l’avventura di un’asse trilaterale con la Germania e la Russia? Oppure si farà paladina di un gruppo di pressione fra i paesi dell’Unione Europea che tenga fronte alle richieste della Germania per contrastarne lo strapotere? Gli aspetti economici e commerciali di fondo non potranno essere ignorati nel prendere le decisioni.

Alleghiamo  un grafico che indica l’andamento della bilancia commerciale di Germania, Francia e Italia dal 2001 al 2010. Il saldo della bilancia commerciale è suddiviso in due tranche: quello nei confronti dei paesi dell’UE e quello nei confronti degli altri paesi del mondo.

Nel 2002 prese l’avvio la moneta unica europea. A fine 2004 caddero tutte le limitazioni esistenti all’importazione nella UE di prodotti cinesi .

Il grafico mostra come l’introduzione della moneta unica ha fatto calare drammaticamente l’export di Francia e Italia negli altri paesi europei, mentre  ha favorito le esportazioni tedesche in Europa (blocchetti rossi).   

L’apertura dell’Europa ai prodotti cinesi ha aumentato moltissimo le importazioni dell’Italia (blocchetti azzurri). Il passivo con l’estero italiano dipende molto anche dalla nostra dipendenza dall’estero per l’energia. Francia e Germania hanno fonti di energia nucleare proprie, che noi non abbiamo. 

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