La difficile geopolitica
della Cina

08/03/2012

 

Economia e stabilità interna

Le regioni costiere della Cina sono in crescita costante, mentre l'interno  è  sempre in  condizioni critiche. Circa l'80% dei cittadini cinesi attualmente ha un reddito inferiore alla media dei cittadini boliviani. La maggior parte dei cinesi poveri vive a ovest delle ricche regioni costiere.

La disparità economica fra l’interno e la costa ha sempre causato tensioni anche in passato: Mao Zedong sfruttò questa frattura  durante la Lunga Marcia, quando trovò sostegno e rifugio all’interno del paese, e  dopo la seconda guerra mondiale, quando  conquistò le regioni costiere  con un esercito raccolto all’interno (1949). Poi Mao tagliò fuori la Cina dal mercato internazionale, rendendola molto più omogenea ma estremamente povera.

L'attuale governo usa altri mezzi per mantenere la stabilità: garantire il pieno impiego alla popolazione per evitare insurrezioni. Per questo ha lanciato piani di espansione industriale senza badare troppo né al mercato e al profitto. L'industria cinese produce più di quanto il paese possa consumare, e il surplus industriale deve essere esportato. Per questa ragione la Cina è molto dipendente dai mercati esteri.

La crisi economica che ha colpito Europa e Stati Uniti, i due maggiori clienti della Cina, ha provocato un calo drammatico della domanda mettendo in difficoltà l’economia cinese. Ora che il volume delle esportazioni è diminuito, il governo non riesce più a distribuire ricchezza verso le regioni più povere dell’interno. Per questo Pechino  cerca ora di stimolare il mercato interno. Ma non sarà un’operazione semplice.

Gli stati-cuscinetto

La Cina cerca costantemente di mantenere il controllo sulle regioni-cuscinetto. La popolazione Han,  cioè di etnia cinese, è concentrata nella parte orientale del paese. La sicurezza dei  Cinesi Han si basa sul controllo dei quattro stati non Han confinanti con Russia, India e sudest asiatico: Manciuria, Mongolia Interna, Xinjiang e Tibet. Controllare queste regioni significa poter contare su di una barriera geografica – giungla, montagne, steppe, deserto siberiano –  contro eventuali attacchi dal continente. Ora in Tibet e nello Xinjiang (a maggioranza musulmana) vi sono focolai di rivolta contro l’occupazione cinese,  che Pechino reprime  perché teme l’intrusione dell’India a nord dell’Himalaya e l’emergere dell’islamismo radicale in Xinjiang – nonostante i rischi siano ancora limitati.

La situazione militare

Per sopravvivere economicamente la Cina deve necessariamente mantenere aperte le rotte  marittime per i suoi commerci internazionali. Ma il  Mar Cinese del Sud e dell’Est sono facili da bloccare: lo fece il Giappone negli anni 1930 e per tutta la durata della  seconda guerra mondiale. La Cina  non ha né una marina né un’aviazione capaci di opporsi efficacemente  ad un eventuale blocco navale da parte degli USA, che sono oggi i garanti dell’apertura dei mari del mondo. Gli USA non hanno nessuna intenzione di porre il blocco navale  alla Cina, ma Pechino non si sente a suo agio comunque: sa di essere vulnerabile.    

Perciò ha iniziato a investire nella costruzione di porti in Pakistan, Myanmar, Bangladesh e Sri Lanka in modo da avere accesso ad altri  mari e ‘pattugliare’ le rotte commerciali. Nella seconda fase i porti verranno collegati alla Cina attraverso la costruzione di una fitta rete di infrastrutture di trasporto (strade e ferrovie). Esistono però dei rischi: Pakistan e Myanmar sono politicamente instabili, e potrebbero anche subire un cambiamento di regime e voltare le spalle a Pechino da un momento all’altro.  

La Cina ha un grande esercito, ma è un esercito che non ha mai combattuto all’estero. L’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) è sempre stato addestrato – strategicamente e logisticamente – a  gestire problemi interni e non sarebbe in grado di imporre il potere cinese fuori dai confini. 

Di sicuro la Cina è una potenza non solo regionale, ma globale, ed è in ascesa; però sembra ancora lontana dal risolvere tutta una serie di importanti problemi strategici ed economici di fondo. Il tempo dell’egemonia cinese non è ancora vicino.  

 

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