Il piano della Russia per minare i rapporti Stati Uniti-Europa

20/12/2011

18 dicembre 2011

L’oggetto del contendere.

Il progetto statunitense di scudo antimissile è da tempo fonte di tensioni tra Stati Uniti e Russia: Washington sostiene che lo scudo antimissile europeo è una protezione dai pericoli  provenienti dal Medio Oriente, vale a dire dall’Iran; mentre Mosca lo vede come un tentativo di controllare e contenere la Russia.  Quello che la Russia non vuole assolutamente è la presenza fisica di  militari statunitensi in Romania e in Polonia.

La Russia  preme da tempo su  Polonia e  Repubblica Ceca  perché riconsiderino  l’adesione a progetti di questo genere.  La pressione  ha raggiunto l’apice con l’invasione della Georgia nel 2008, che ha provato che Mosca è  pronta  ad intraprendere azioni militari e ha messo a nudo l’insufficienza della garanzia di sicurezza degli USA alla  regione. La mossa russa in Georgia ha dato molto da pensare all’Europa centrale,  e ha mostrato la necessità di venire a patti con il Cremlino.

La Russia ha ora modificato la sua strategia: invece di opporsi categoricamente al piano, Mosca ha proposto un progetto cooperativo ed integrato.  Se  è vero che lo scudo antimissile è rivolto ai pericoli provenienti dall’Iran e da altri attori non russi, ha detto il Cremlino,  la partecipazione   della Russia in difesa dell’Occidente deve essere bene accetto. Lo scudo  antimissilistico  russo  implica infatti anche la  protezione del continente europeo, sebbene la sua compatibilità con i sistemi americani sia discutibile. Ma gli Stati Uniti e la maggior parte dei membri della NATO hanno rifiutato le proposte della Russia. La reticenza americana all’inclusione della Russia nel progetto di scudo antimissile ha giustificato il fatto che Mosca reagisse  mettendo in atto quello che era probabilmente il suo progetto fin dall’inizio: il dispiegamento dei missili balistici a corta gittata Iskander lungo il confine europeo e l’attivazione di un sistema di radar di allerta a Kaliningrad, enclave russa sul mar Baltico, vicina a Polonia e Lituania,  membri della NATO.  Così è ora possibile che armi strategiche russe vengano puntate sulle strutture dello scudo antimissile.

Il dilemma americano.

Ci si attendeva che gli Stati Uniti rispondessero  con  vigore alla decisione russa durante l’incontro dell’8 dicembre tra la NATO e il Ministro degli Esteri russo a Bruxelles.  La Segretaria di Stato Hillary  Clinton invece si è limitata a ribadire che il progetto dello scudo antimissile riguarda l’Iran e non certo la Russia. L’atteggiamento della Clinton evidenzia la difficile situazione americana nei confronti della Russia: Washington non vuole rinunciare alla  presenza nell’Europa centrale di fronte a una Russia che ha ripreso forza e vigore, ma gli obblighi che gli Stati Uniti hanno altrove nel mondo  impediscono loro di opporsi alla Russia nel breve periodo.

Washington è condizionata dal  deterioramento delle relazioni con il Pakistan, che blocca spesso il flusso di rifornimenti  per le truppe NATO in Afghanistan,  rendendo queste truppe  interamente dipendenti dal Northern Distribution Network che attraversa la Russia ed i suoi paesi satellite in Asia centrale.  Mosca sfrutta la situazione  ricordando a Washington che potrebbe bloccare questa via alternativa e mettere la NATO e gli Stati Uniti in una situazione davvero difficile in Afghanistan,  e che la buona volontà della Russia dipende direttamente dai negoziati sullo scudo missilistico  in Europa centrale.

La Russia ha sfruttato altre volte  le situazioni di pericoloso  per gli interessi americani, per esempio sostenendo talora l’Iran ( ma una strategia di costante sostegno all’IRAN sarebbe contraria anche agli interessi regionali russi).   Il pericolo  attuale è molto più preoccupante, perchè mette più di 130000 truppe americane e alleate in  condizione di vulnerabilità.

WTO: un ramoscello d’ulivo americano o una nuova crisi?

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno offerto un potenziale ramoscello d’olivo alla Russia per dissipare le tensioni di breve periodo: l’adesione al WTO.  La Russia ha cercato l’adesione al WTO per 18 anni.  Più che concreti benefici economici, dall’adesione al WTO  la Russia  si aspetta di eliminare  uno svantaggio politico: essere fuori  la fa sembrare un paese economicamente arretrato.  

La Russia ha risolto le sue dispute economiche con la maggior parte dei membri del WTO,  ma non con la Georgia, che si oppone a causa dell’occupazione russa dei territori contesi di Abkhazia e Ossezia del sud.  Negli ultimi mesi però la Georgia ha rinunciato  ad opporsi, per effetto delle pressioni statunitensi – pressioni che nascono dal bisogno di Washington di avere qualche cosa da mettere sul piatto nelle negoziazioni coi Russi.  

Superati tutti gli ostacoli,  il WTO  ha approvato l’adesione della Russia il 16 dicembre scorso.  Ora si attende la ratifica della Duma, e poi ogni altro paese  del WTO  dovrà “riconoscere” legalmente la Russia come membro,  ma c’è un paese che non può farlo: gli Stati Uniti.  È infatti ancora in vigore negli Stati Uniti una clausola, risalente all’epoca sovietica,  detta “emendamento Jackson-Vanik”, che impedisce relazioni commerciali con certi paesi, in quanto colpevoli di violazioni dei diritti umani (ovvero, l’Unione Sovietica). Solo il Congresso può revocarla e  se non  lo farà gli Stati Uniti non potranno riconoscere la Russia come membro del WTO!

La Casa Bianca ha chiesto l’immediata abrogazione della clausola ma, con il Congresso e la Casa Bianca divisi su molte questioni, sembra improbabile che la faccenda venga risolta rapidamente – se mai verrà risolta – sotto la presidenza e con il Congresso attuali.  Questo fatto fornisce alla Russia un’ulteriore opportunità di alimentare le tensioni con gli Stati Uniti:  Mosca potrebbe infatti accusare a gran voce gli Stati Uniti di  aver reso possibile l’adesione russa al WTO solo per poi farla fallire;  un grave dispetto diplomatico.

Bilanciare crisi e strategia.

Mosca usa queste crisi con gli Stati Uniti per creare incertezza nell’Europa centrale e mettere a disagio gli Europei.  La Russia non  vuole la rottura con gli Stati Uniti, ma piuttosto quella tra Stati Uniti ed Europa.   Vi sono  sintomi che l’Europa centrale sta diventando sempre più nervosa, specialmente in seguito all’annuncio della nuova strategia difensiva russa. Lo si è visto la scorsa settimana  con l’annuncio della Polonia di voler aprire  trattative con la Russia sulla difesa missilistica e con la firma di accordi economici multimilionari tra Repubblica Ceca e Russia.

Ma la Russia potrebbe spingersi troppo oltre nel mettere in difficoltà i suoi  vicini europei,  e causare una forte reazione negativa, fino alla  possibile unificazione con gli Stati Uniti su questioni di sicurezza regionale.

Mosca deve attuare la sua strategia con precisione per fare in modo che gli Stati Uniti continuino a doversi districare tra i molti impegni in Asia e la condizione sbilanciata dell’Europa, senza però metter paura agli Europei – un esercizio di equilibrio molto complesso per il Cremlino.

A cura di Valentina Viglione

 

 

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