Il Kazakistan verso lo stallo energetico?

31/05/2011

Il 30 maggio 2011 il colosso energetico RoyalDutch/Shell ha annunciato il ritiro dal progetto per lo sviluppo dei giacimenti di Kashagan, in Kazakistan – uno dei tre principali progetti energetici del paese.

Kashagan è uno dei giacimenti più vasti scoperti negli ultimi 30 anni (con una capienza di circa 30 miliardi di barili) ma è anche uno dei più difficili da sviluppare sul piano tecnico: si trova a nord del mar Caspio, in un ambiente ostile con venti che soffiano a oltre 100 km orari e iceberg grandi come navi da crociera. Il consorzio che si occupa dello sviluppo, inizialmente composto da Shell, Eni, Exxon Mobil, Total, Conoco Phillips, Inpex e Kaz Munai Gaz, aveva mostrato un rinnovato interesse da quando Pechino ha annunciato l’intenzione di costruire un oleodotto da 1,2 milioni di barili al giorno che avrebbe trasportato il petrolio fino alla Cina (vedi mappa).

Sulla carta il giacimento di Kashagan doveva entrare in funzione nel 2007, ma a causa delle difficoltà tecniche i lavori hanno subito notevoli ritardi. Negli ultimi quattro anni il governo, sulla falsariga del Cremlino, ha iniziato a prendere di mira le aziende straniere aumentando le tasse, multandole per presunte violazioni dei protocolli e cercando di aumentare il proprio ruolo nei progetti di sviluppo, causando così ulteriori ritardi. Dopo l’ultima uscita del premier Karim Massimov, che ha minacciato di congelare il progetto in caso di costi troppo elevati, la Shell ha deciso di ritirarsi.

Purtroppo però nessun altro membro del consorzio ha le capacità per rimpiazzare la Shell – che si occupava delle questioni tecniche – e quindi finché non sarà trovato un sostituto il progetto rimarrà fermo.

Astana al momento spedisce buona parte della sua produzione – di 1,5 milioni di barili al giorno – in Russia, ma visti i recenti problemi difficilmente riuscirà a diversificare le esportazioni. Anche quando la Cina avrà terminato la costruzione dell’oleodotto (probabilmente nel 2013) attraverso cui dovrebbe importare il 20% del suo fabbisogno petrolifero, il Kazakistan non avrà il petrolio da venderle.

A cura di Davide Meinero

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