Perché non conviene combattere
guerre sul terreno in Asia

02/03/2011

Liberamente tratto da una analisi di George Friedman per Strategic Forecast.

Il segretario alla difesa Robert Gates ha recentemente ricordato che già Douglas MacArthur aveva detto negli anni ’50, dopo la guerra di Corea, che il prossimo segretario alla difesa che avesse suggerito di combattere una guerra di terra in Asia sarebbe dovuto essere sottoposto a visita psichiatrica. Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq: perché  sono tutte guerre che non si riesce a vincere?  Perché si sono fatte? Che alternativa c’è alla guerra?

  Il fattore demografico e logistico

I paesi asiatici hanno una densità di popolazione molto alta (ovviamente nelle zone abitabili, che sono le zone di guerra). Gli eserciti occidentali sono numericamente modesti,  usano molta attrezzatura e molta tecnologia, e quando combattono in paesi lontani hanno seri problemi di trasporto  e di rifornimenti: problemi non soltanto tecnici ed economici e organizzativi, ma anche di uomini impegnati nella logistica, che non possono essere impegnati nel combattimento. Nessun paese del mondo occidentale, neppure gli Stati Uniti, è in grado di tenere a lungo più di 200.000 soldati impegnati in un unico teatro di guerra, perché altrimenti sguarnirebbe la difesa del proprio territorio, e sguarnirebbe le altre aree strategiche.  Se le popolazioni locali ricorrono alla guerriglia, possono logorare sul terreno qualunque esercito venga da un altro continente: i locali saranno sempre più numerosi, privi di problemi logistici, e senza nessuna fretta - il tempo gioca sempre a loro favore. Senza contare che l’esercito occupante ha un altro svantaggio enorme rispetto al nemico che combatte a casa propria: l’intelligence, la raccolta di informazioni. Il nemico che combatte una guerriglia sul proprio territorio  ha anche il vantaggio di poter decidere dove e quando attaccare, togliendo all’occupante l’iniziativa,  riducendolo alla difesa,  anche se ha armamenti molto superiori. 

Come mai allora gli Stati Uniti vinsero la seconda guerra mondiale, combattuta tutta in Europa e in Asia, a grande distanza dal proprio territorio? Perché in Europa la resistenza dei Tedeschi  nella guerra di terra fu stremata dai Russi, che combattevano a casa propria.  Mentre in Asia la guerra fu vinta  con i bombardamenti, con l’atomica -  poi con le trattative che convinsero l’Imperatore a  chiedere la resa  e a farla accettare a tutto il popolo.

Perché gli Stati Uniti hanno combattuto dopo il 1945 quattro lunghe guerre di terra in Asia? Per motivi politici, non per motivi di sicurezza, né per conquista. Prima per dimostrare che gli USA erano determinati a sconfiggere il comunismo. Poi per dimostrare  che gli Stati Uniti sono determinati a sconfiggere il terrorismo islamico (dopo l’attacco alle Torri Gemelle). Queste guerre condotte non per vincere a qualunque costo la resistenza  di un popolo e di un esercito, ma per dimostrare la determinazione a vincere un nemico  ideologico e politico, pongono seri problemi ai generali, a qualunque generale, per quanto bravo. Dopo la prima - facile - vittoria militare sull’esercito nemico, lo scopo del combattere non è più chiaro: ai militari manca un obbiettivo da raggiungere  con azioni militari. I compiti di polizia, di nation building, di creazione di fazioni politiche filo-occidentali, di protezione del processo politico locale non sono operazioni di tipo militare. Andarsene e lasciar la vittoria al nemico è inaccettabile, ma rimanere non serve più a vincere.  

L’alternativa è diplomatica. Usare la diplomazia come un’arma politica. Usare l’astuzia per stimolare e alimentare guerre locali fra paesi vicini, perché si logorino fra di loro e non minaccino nessuno al di fuori della regione: come successe con le guerre Iraq-Iran.   

Mantenere la superiorità tecnologica, aerea e navale, per condurre guerre dal cielo – non sulla terra – quando la diplomazia e l’astuzia non bastano. Ma le guerre dal cielo producono una devastazione intollerabile, anche senza bombe atomiche (l’uso di bombe atomiche è inconcepibile oggi per l’Occidente democratico). Forse dobbiamo valutare di più e usare meglio un’altra arma: l’avere un sistema politico che permette una vita migliore e più libera di ogni altro sistema. Un sistema politico che gli altri ci possano invidiare. Dobbiamo valutare e amare di più la nostra libertà.

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