La Cina investe
in energia futura

21/04/2010

Il 19 aprile 2010 la China National Petroleum Corporation (CNPC) ha iniziato a perforare i giacimenti di Azadegan in Iran ed ha scoperto tre depositi di petrolio – a Sarvak, Kazhdomi e Gavdan – in un raggio di 250 km quadrati. Lo stesso giorno il ministro del petrolio venezuelano ha dichiarato che la Cina darà al Venezuela un contributo di 900 milioni di dollari per gli impianti di estrazione di un giacimento di petrolio nella regione dell’Orinoco, che a pieno regime dovrebbe produrre circa 400.000 barili, ottenendo in cambio l’accesso al greggio.  Ramirez ha anche dichiarato che la Banca Cinese per lo Sviluppo impresterà  al Venezuela – che versa in uno stato di crisi ormai permanente – 20 miliardi di dollari  (la metà in RMB), ripagabili in petrolio.   Nei mesi scorsi Pechino, alla continua ricerca di nuove fonti di approvvigionamento, aveva già annunciato di voler incrementare gli investimenti nel  settore energetico iraniano. Questa decisione però rischia di scontrarsi con gli interessi statunitensi, che tentano di obbligare Teheran a rinunciare alle armi  nucleari mettendo l’Iran economicamente alle strette sia con iniziative unilaterali (negando accesso ai mercati statunitensi alle aziende che cooperano con l’Iran) che multilaterali (con una nuova risoluzione dell’ONU).   Le relazioni fra Washington e Pechino sono già tese a causa della disputa sul valore del RMB. La Cina probabilmente intende usare i contratti con l’Iran come merce di scambio con gli USA: se gli Stati Uniti saranno flessibili sulla questione del cambio del RMBY, la Cina ridurrà le importazioni di petrolio iraniano.       

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