Lettonia
in difficoltà

24/12/2009

Il 21 dicembre 2009 la Corte Costituzionale della Lettonia ha dichiarato che i tagli pensionistici decisi dal governo sono incostituzionali. Questo significa che un quinto dei tagli previsti dalla finanziaria dovrà essere restituito – e quindi Riga potrebbe non essere in grado di rispettare i termini dell’accordo stabilito al momento del prestito del Fondo Monetario Internazionale.   Dopo un calo del 4,6% nel 2008, con ogni probabilità il PIL della Lettonia scenderà del 18% quest’anno – e le previsioni per il 2010 prevedono un ulteriore calo del 4% . Questo di fatto significa che gli ultimi cinque anni di crescita se ne sono andati in fumo in un battibaleno.   Il FMI ha erogato una prima tranche di 1,7 miliardi di euro (sui 7,5 miliardi approvati a dicembre del 2008) alla Lettonia per evitare che andasse in bancarotta. Il prestito obbliga Riga a ridurre il deficit di 2 miliardi di euro nell’arco di due anni tagliando la spesa pubblica e aumentando le tasse. Per raggiungere questo obiettivo, il governo lettone ha tagliato gli stipendi pubblici del 20% e ha ridotto drasticamente le pensioni – fino al 70%. Queste misure finora hanno fatto risparmiare allo stato circa 250 milioni di euro.   La recente decisione della Corte Costituzionale però costringe il governo a restituire il denaro delle pensioni entro il primo luglio del 2015. La Lettonia dovrà quindi restituire il denaro senza sforare i termini stabiliti dal FMI - e dovrà cercare nuove risorse altrove. È improbabile che il governo opti per un ulteriore taglio agli stipendi dei dipendenti pubblici, dato che potrebbe scatenare un’ondata di malcontento e mettere a repentaglio la stabilità del governo.   Durante gli anni del boom gli stipendi in Lettonia sono aumentati a un ritmo decisamente elevato rispetto al livello di produttività – infatti alla fine del 2007 il costo del lavoro per unità di prodotto era al di sopra della media europea del 26%. Attualmente però, senza il flusso di capitale straniero, la Lettonia si trova in una situazione drammatica – infatti non solo si è impoverita velocemente, me è anche diventata poco competitiva proprio a causa dell’alto costo del lavoro.   A cura di Davide Meinero

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