Sala Anielewicz

15/12/2007

 
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La nostra sala per riunioni e conferenze è dedicata alla memoria di Mordechai Anielewicz, comandante la rivolta del Ghetto di Varsavia nel 1943.

La vita di Mordechai Anielewicz impersona la risposta − o una serie logica di risposte − al problema dell’oppressione e della violenza, che è nel cuore degli ordinamenti e delle relazioni internazionali.

Capì la necessità di costituirsi in nazione per opporsi all’antisemitismo razzista, e fu sionista in politica. Provò a resistere ai nazisti che invadevano Varsavia unendosi ad altre forze partigiane. Fuggì da Varsavia per sottrarsi alla cattura. Ma quando capì l’ampiezza e la radicalità delle stragi naziste contro i civili capì anche che le vittime stesse dovevano ribellarsi e combattere personalmente. Opporsi con le armi, anche se non c’era speranza personale di vincere né di sopravvivere, divenne per lui, nell’estremo pericolo della civiltà europea, dovere morale. Tornò volontariamente a Varsavia per organizzare nel ghetto la rivolta armata in cui morì. Il suo è un esempio di coraggiosa fede civile nell’epoca fosca in cui la maggioranza degli Europei continentali seppero soltanto obbedire.
 

 

 

Our conference room honours the memory of Mordechai Anielewicz, commander of the Warsaw Ghetto Uprising in 1943.

Mordechai’s life embodies the answer, or rather a logical sequel of answers, to the questions of oppression and violence, which are at the core of international legislation and international relations.

He understood the need to build a nation as a barrier against racism and antisemitism,  and became a Zionist. He fought against the Nazi invaders of Warsaw, joining Polish resistance groups. He fled from Warsaw to avoid being caught. But when he learned the magnitude of Nazi murders of civilians he understood that the very victims had to take arms and fight personally. Armed opposition to evil became for him a moral duty, when the very essence of European civilization was at stake. He re-entered Warsaw to organise the Ghetto Uprising, knowing he would die in it. He is a bright example of bravery and faith in civilization, shown at a time when the majority of Europeans on the continent just obeyed orders.

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