ATTUALITÀ
14
Dicembre
2017
La Cina assume un ruolo in Siria

L’impegno della Cina in Siria è cresciuto negli ultimi mesi. Con la sconfitta dell’ISIS e l’incombente conclusione della guerra civile siriana, la Cina avrà un ruolo importante nella ricostruzione del paese: numerosi progetti di aiuto sono già stati approvati dal governo cinese. La Cina ha aiutato Assad durante la guerra: ha bloccato la richiesta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di imporre sanzioni alla Siria e ha inviato militari per fornire appoggio medico e ingegneristico all’esercito siriano. Nel frattempo le aziende cinesi sono state attive nel settore del petrolio e delle telecomunicazioni in Siria. Dare alla Cina un ruolo importante nella ricostruzione del paese è particolarmente utile per il governo di Assad, perché non pone vincoli politici. L’interesse cinese è determinato anche dalla presenza in Siria di circa 5000 musulmani jihadisti uiguri provenienti dallo Xinjiang, che combattono insieme all’opposizione siriana.

13
Dicembre
2017
La Turchia e i Curdi siriani

Il 4 dicembre l’esercito russo ha fornito supporto aereo alle milizie siriane che combattono lo Stato Islamico in Siria, incluse le Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fino ad ora non c’è stata reazione da parte del governo turco. Ankara considera il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che opera in Turchia e compie frequenti attentati contro l’esercito, la prima minaccia alla sicurezza del paese, e vede l’YPG come un’estensione del PKK. Ankara si oppone a entrambi. È chiaro che la Turchia disapprova il supporto russo all’YPG. Rimane in silenzio perché in questo momento non potrebbe affrontare un contrasto con la Russia, ma opera attivamente contro il YPG alla sua frontiera. Afrin, provincia siriana sul confine turco, è controllata dall’YPG. La Turchia espande da mesi le sue operazioni militari su Afrin per limitare il controllo curdo lungo il suo confine. 

12
Dicembre
2017
Il Consiglio di Cooperazione del Golfo non coopera

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), ha smesso di cooperare, si sta sciogliendo. Lo scorso martedì 5 dicembre il Kuwait ha ospitato il 38° summit del GCC, cui soltanto il Qatar ha partecipato con il suo capo di stato, gli altri paesi hanno mandato rappresentanti privi di poteri. Il summit si è così concluso in poche ore senza nessuna discussione di peso. Il GCC si sfascia perché i paesi del Golfo hanno capito che gli Stati Uniti non garantiranno più la sicurezza del Medio Oriente. Washington vuole ridurre la sua presenza militare e lasciare ai paesi alleati la guida politica nella regione. L’Iran, nemico giurato dell’Arabia Saudita e del GCC, ha colto al balzo l’occasione: ha rafforzato i legami con gli Hezbollah in Libano e con il governo di Assad in Siria, si è insediato in Iraq avvantaggiandosi della nuova politica favorevole agli sciiti e alimenta la ribellione Houti in Yemen.

11
Dicembre
2017
La grande impresa di Yamal

L’8 dicembre 2017 il presidente Putin ha inaugurato la prima spedizione di gas naturale liquefatto (LNG) dalla penisola di Yamal, al Circolo polare artico. Fra gli accompagnatori c’era anche il Ministro per l’energia dell’Arabia Saudita. La realizzazione degli impianti di Yamal, che sfruttano quello che si ritiene il maggior giacimento di gas esistente al mondo, ha richiesto un investimento di 27 miliardi di dollari. Gli azionisti della Yamal LNG sono la russa Novatek, che detiene il pacchetto di controllo, la China National Petroleum Corp, la francese Total, il Silk Road Fund cinese. Il terminal di Yamal incorpora il porto di Sabetta, un nuovo aeroporto e una centrale elettrica da 380 megawatt. Alla realizzazione delle opere ha preso parte anche un gruppo di 20 aziende italiane.

08
Dicembre
2017
Il mondo di Trump

I modi del riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele da parte degli USA illustrano chiaramente i compiti che Trump si è assunto in questo momento della storia americana, su mandato dell’elettorato, cioè sganciare gli USA dai lacci e lacciuoli delle istituzioni internazionali create dopo il 1945 per gestire il mondo bipolare del dopoguerra, perché quel mondo non esiste più e liberare gli USA dal peso di impegni globali che non può più sostenere né economicamente, né militarmente, né politicamente. Gli USA di Donald Trump prendono atto della realtà e riprendono piena libertà di iniziativa, invitando gli altri paesi a percorrere la stessa via, anziché dipendere da istituzioni internazionali obsolete e da impegni multilaterali privi di limiti temporali.  

05
Dicembre
2017
Gli errori americani nella guerra all’ISIS L’opinione di Hillel Frisch del Besa Center

I vincitori politici della guerra all’ISIS in Siria e Iraq, cioè Russia, Iran e Turchia, si sono incontrati a Sochi per discutere i futuri assetti della regione. Erano del tutto assenti gli USA, che pure hanno fornito alla guerra all’ISIS consiglieri militari, attrezzature, armamenti, appoggio logistico, sostegno dai cieli, denaro per i combattenti curdi.

Di tutto ciò sembrano beneficiare soltanto i rivali degli USA nella regione, non i loro alleati. Gli USA e i loro alleati sono politicamente perdenti, benché abbiano contribuito in modo determinante alla sconfitta dell’ISIS.